Forse qualcuno si chiederà se mi trovo ancora in Nicaragua, rispondo subito che NO, purtroppo No.
Ho lasciato questo paese nel mese di giugno, i disordini interni erano già iniziati dal 18 aprile per poi precipitare disastrosamente.
Non voglio scrivere di torti o ragioni, questioni politiche o meno... non è questa la sede, perlomeno non sarà in questo blog che sorgeranno post o discussioni su detta questione però sento in cuore mio che voglio esprimere il mio dolore per aver dovuto lasciare questo paese,
è stato semplicemente tristissimo, una ferita al cuore.
Dopo quasi 6 anni di Nicaragua me ne sono dovuta uscire dal paese con solo 2 valige piene della mia vita trascorsa lì.
Sì, avrei potuto rimanervi ma per me era diventato troppo pericoloso anche solo il fatto di camminare per strada.
Non son più giovane e scattante e neppure spavalda, forse incosciente sì ma è giusto pensare anche che fuori dal Nicaragua c'è chi si preoccupa molto per me.
Non mi sono allontanata molto pero, son finita in Costa Rica, in un luogo magnifico al confine con Panama.
Vi scriverò da lì....
Ciao Nicaragua, questa volta sei stata tu a farmi andar via ma coltivo il desiderio di tornare. Piangerò per te....
Vi racconto di un uomo che pur avendo solo quarantacinque anni ne mostra settanta.
Non ci vuole molto a capire che quell'uomo ha vissuto in prima persona gli anni di guerra qui in Nicaragua.
E' un breve racconto il suo mentre non smette di guardare il suolo.
Non incrocia mai altri sguardi, invece è impossibile distogliere il proprio dal suo viso ancora tanto addolorato,
Lo so bene che ci sono avvenimenti che non riusciamo a collocare nel tempo e neppure nella nostra vita, ma sono lì che ci giudicano sempre.
Non sappiamo dove parcheggiarli per patire meno.
Lo so bene io... ma fino a che punto lo so se mi confronto a queste vite?
Mi calo nella tragicità delle sue parole che non scrivo perchè non ho la sua voce né il suo pianto soffocato,
troppo troppo forti e strazianti.
Periodico la Prensa - Nicaragua
Deboli parole le mie per tutti quei pochi giovani che a soli 18 anni ritornavano vecchi e stanchi da quella lunga guerra qui in Nicaragua.
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Il cielo è cupo, i colori riflettono quel grigio che
Da quelle parti li chiamano "Huelepegas" e si trovano dappertutto a Granada, Managua e Masaya. Sono ragazzini che non vanno a scuola e si aggirano per le strade della città con un vasetto di vetro o una bottiglietta di plastica o un sacchetto dove all'interno c'è colla (quella che usano anche i calzolai) e ci ficcano il naso respirandola profondamente. Passano così le loro ore i loro giorni fino a che il loro cervello, la loro mente non ce la fa più e cadono senza vita al suolo
Quando sono stata a Masaya li ho visti a tutti gli angoli ma soprattutto vicino al mercato.
Barcollano come ubriachi, alcuni sono davvero molto piccoli, si avvicinano guardandoci con quegli occhi semichiusi e pronunciano frasi senza senso.
Perchè fanno questo?
Perchè sono soli, non hanno nessuno, non hanno una casa, non hanno amici veri ed hanno conosciuto solo violenza, abuso e soprusi. Dormono per strada, nel fango, sui cartoni e quando gli sorridi loro tentano di risponderti ma non ce la fanno, sono troppo stanchi hanno solo la forza di chiederti "1 dollar please..." per comprarsi altra colla. Vogliono dimenticare la propria vita. Basta molto meno di un dollaro per portarli lontano, lontano dalla realtà, possono comprarsene per se e per qualche amico di disgrazie.
Le loro famiglie sono inesistenti, non ricordano neppure da quanto tempo sono lì. Probabilmente sono le famiglie stesse ad averli buttati in strada.
La colla è di facile reperibilità ed è per questo che viene definita la droga dei poveri.
Gli effetti sono devastanti in quanto ha lo stesso effetto della dipendenza da alcol, immaginiamoci quindi l'effetto che può avere su di un bambino, un effetto definito ipnotico-sedativo, nausea, vomito, vista doppia, ulcere al naso ed alla bocca, tosse, tachicardie, aritmie,insufficienza renale, pressione bassa o alta, disturbi nel movimento e nell'equilibrio, allucinazioni, panico, confusione mentale, provano una sensazione di rilassamento e calma, sono proprio queste le sensazioni che cercano questi giovanissimo: relax e calma dopo chissà quale esperienza ignobile subita.
Il sangue viene raggiunto con molta rapidità dai principi attivi di questa sostanza ma gli effetti durano solo alcuni minuti ecco perchè questi ragazzini sentono la necessità di continuare a sniffare, è così che subentra la dipendenza e la morte per soffocamento o attacco cardiaco di conseguenza.
Gli si possono dare molti aiuti a questi giovani ma gli strascichi rimangono come cicatrici nella loro mente, nella loro psiche e sul loro proprio corpo.
Nel 1999 è uscito il film che spiega in molti dettagli la vita, le condizioni di questi fanciulli,
Trama: Oliver subisce maltrattamenti nella sua casa e trova rifugio come tanti altri bambini nelle strade violente di Caracas, affrontando criminalità, violenza, corruzione, soprusi di ogni sorta. fame, dolore e lotte. Sente il desiderio e la nostalgia di quella casa dove è nato e la solitudine lo spinge a far parte di bande legate al traffico di droga e allo sfruttamento dei bambini di strada.
Su Youtube si può trovare il film
FICHA TÉCNICA / ARTÍSTICA
DIRECTOR(ES): Elia Schneider
GUIONISTA(S): Nestor Caballero, Elia Schneider, Santiago Tabernero
FOTOGRAFÍA: Oscar Pérez
MÚSICA: Francisco Cabrujas
MONTAJE: José R. Novoa, Jose Alcalde
SONIDO: Jacques Casuto
DIRECTOR ARTÍSTICO: Silvia Inés Vallejo
PRODUCTOR EJECUTIVO: José Ramón Novoa
DURACIÓN: 110 minutos
REPARTO: José Gregorio Rivas, José Solorzano, Alfredo Medina, Pedro Lander, Adolfo Cubas, Néstor Terán, Laureano Olivarez, Ramón Paiva
PREMIOS:
Festival Internacional de Cine de La Habana, Cuba: Premio Glauber Rocha Mejor película; Festival Internacional de Cine de Santa Cruz, Bolivia: Mejor fotografía; Festival Internacional de Cine de Buenos Aires, Argentina: Mejor película, sección Derechos humanos; Festival Internacional de Cine de Gava, Barcelona, España: Mejor fotografía; Festival Internacional de Cine de Nueva York, USA: Mejor película; Festival Internacional de Cine de Vitoria, España: Mejor película.
Nicaragua tierra de lagos y volcanos... questa frase l'abbiamo sentita ogni volta per descrivere in pochissime parole il Nicaragua. Dopo la mia esperienza in Nicaragua posso dire che questa terra offre spettacoli unici, meraviglie della natura e bellezze incontaminate. E' vero che c'è molta povertà ma oggi voglio presentarvi uno dei lati incantevoli di questa terra. Il Nicaragua possiede una catena di 40 vulcani, alcuni dormienti altri inattivi. La splendida isola di Ometepe è essa stessa formata da 2 vulcani che formano un 8. QUI IL LINK DEL POST
A circa 18 Km a sud della città di Granada (Nicaragua), nella parte antica, si erge il vulcano Mombacho, uno dei più popolari del Nicaragua con un'altezza di 1400 metri sul livello del mare situato nel Parco Nazionale. In questa riserva alle falde del Mombacho coesistono 50 specie di mammiferi, 30 specie di rettili e anfibi e 750 varietà di fiori tra cui le orchidee, riesco a leggere tutto questo mentre mi accingo all'entrata per l'escursione al vulcano.
Qui tutto è rigorosamente protetto e ci prendiamo il lusso di salire su un camion che rispetto ai bus abituali ci sembra di avere ottenuto un premio e ci porta nella parte più alta del vulcano.
Percorriamo le ripide salite con questo camiocito che pare faccia miracoli. La strada è molto stretta ma il camion ce la fa e noi ci sentiamo tranquilli guardando il viso sorridente e paffuto del conducente. Ci teniamo comunque ben stretti alle maniglie, schizzare fuori è un attimo......
(foto Andrea)
Arrivati a questo punto non ci resta che lasciarci avvolgere da tutto questo folto e brillante verde, solo il rumore del camion che sale e il fruscio della vegetazione Percorriamo uno dei sentieri (è solo uno tra i tanti) e troviamo un laboratorio con un museo,
da qui si può programmare una serie di escursioni che conducono ai vari sentieri che si affacciano sul cratere. Salendo tra i sentieri troviamo le cosiddette fumarole, piccole scariche vulcaniche naturali (così le definisco io). Arrivati ad un punto del nostro percorso restiamo senza fiato nel vedere lo spettacolare panorama che ci si presenta di fronte:
il lago Cocibolca, la laguna de Apoyo e la città di Granada.
Panorama (Foto Andrea) Arrivati in cima abbiamo Granada (Nicaragua) ai nostri piedi e il suo lago Cocibolca (nome indigeno oggi conosciuto come lago Nicaragua), il più grande lago dell'America Centrale dove è possibile trovare l'unico squalo d'acqua dolce Parlo del lago COCIBOLCA QUI
Saliamo al Vulcano che mantiene sempre il suo "cappuccio"... Il bosco nelle nubi, anche questo è un particolare interessante e quasi unico, anche il vulcano Madera ha questa caratteristica.
Negli anni passati vi erano molte selve nelle nubi ma con la coltivazione del caffè questi boschi si sono diradati moltissimo.
All'interno del parco ci imbattiamo nel Canopy Tour composto da 16 piattaforme che vanno da 10 a 30 metri sopra il suolo.
Ci ripromettiamo di percorrerlo la prossima volta, abbiamo ancora molte cose da vedere. ("Loro" lo percorreranno la prossima volta, io mai e poi mai...)
Vegetazione del vulcano
Arriviamo ad una piantagione di caffè, e ci lasciamo avvolgere da quel profumo inebriante che forse non abbiamo mai conosciuto per davvero.
Le piante del caffè sono proprio davanti a noi e sono adagiate su questa fertile terra del vulcano, ci sorprende che il vulcano provveda un così eccellente caffè e per metterlo alla prova non ci lasciamo sfuggire "l'assaggio caffè" che ha nome
Caffè
Le varie fasi del caffé
e dopo questa piacevole degustazione non possiamo che constatare che la giornata sta proprio procedendo in maniera eccellente.
Tuor tra le piantagioni del caffè
Questo Nicaragua ci sorprende ogni volta con le sue contrapposizioni, le meraviglie dei vulcani dei laghi e il contrasto delle condizioni di vita con la ricchezza che offrirebbe la terra.
I luoghi sarebbero degni dei più ambiziosi turisti, l'incanto dei panorami cattura sempre la mia attenzione e lascio che lo sguardo si perda in essi.
Il vulcano visto dalla città di Granada (Nicaragua)
C'è una discarica vicino al lago Nicaragua dove vivono centinaia di famiglie si chiama La Chureca ed è la città dei rifiuti, una città nel senso che vi abitano dei cittadini, circa 1800.
Se andiamo sulla collina vicino al parco di Managua la vista del tramonto è uno dei più belli in assoluto, la città si estende sotto di noi ed il panorama racconta la sua storia, il terremoto del 1972 che distrusse l'80% della città ha lasciato segni che si vedono tutt'ora nel paesaggio e nell'anima della gente.
Il verde della selva sembra così folto che non ci lascia immaginare che proprio alle porte di questa città ci sia un luogo come la Chureca.
Ho visto ed ho visitato persone che vivevano in case fatte di assi, di fango, di sacco nero, case senza pavimenti, senz'acqua, senza luce, lontani da tutto e da tutti, ma lì nella Chureca c'è qualcosa che non ho mai visto. Una città tra i rifiuti dove i bambini scavano con le loro piccole mani per trovare qualcosa da mangiare per se e per la propria famiglia, forse troveranno qualcosa da rivendere chissà.
E' il loro lavoro quotidiano, molti non possono andare a scuola poichè sono consapevoli, nonostante la loro giovane età, di essere l'unico sostentamento per la famiglia.
Una città non di sola immondizia ma soprattutto un luogo dove molte famiglie sperano di poter sopravvivere.
Il video che segue è stravolgente ma potrebbe aiutarci a ricordare che dall'altra parte del mondo o dietro casa nostra qualcuno vive dei nostri rifiuti.
Domanda del reporter:
-In questo momento quel'è la cosa che ti piacerebbe di più avere o fare?
Risposta del bimbo dopo secondi di riflessione
-Mi piacerebbe non essere in questo posto ma ci devo stare perchè non abbiamo soldi...
Il reporter rivolge al bimbo una domanda molto semplice, quella che si fa a tutti i bambini:
-Cosa vuoi fare da grande?
Il bimbo risponde:
-Vorrei entrare nella polizia
-Quando piove - dice un altro ragazzino - qui è orribile, tutto è più puzzolente, muoiono diverse persone
Morte per avvelenamento di ogni tipo di sostanza organica o peggio, rifiuti medici, e tossici, siringhe che non sono la cosa peggiore. Carcasse di animali, l'arie è fetida, l'acqua puzza e il fumo che esce dal suolo ha colori indescrivibili.
Se chiedete ai vostri bambini quale uccello conosce o ha visto nella sua giovane vita, cosa risponderebbe?
Un passero? Un merlo? Un canarino? Un pappagallino? Un piccione? Una colomba?
I bambini della Chureca rispondono: Un Condor.
E' l'unico uccello che vedono nella discarica.
carlafamily
Le foto sono tutte state scattate dai volontari delle varie organizzazioni che operano in Nicaragua (disponibili sul Web)
Affittiamo la nostra pittorica barchetta, aggiungerei anche confortevole e sicura, soprattutto l'omino che la conduce ci da una certa sicurezza, il suo sguardo esperto ci rassicura, il suo sorriso ci regalava un certo relax. E così ci conduce tra le strettoie e i canali che separano le isolette, ci lasciamo attraversare da una vento piacevole e subito il paesaggio che ci si presenta ci cattura, osserviamo con ammirazione e riverenza questa maestosa natura.
Il lago Cocibolca con le sue 365 isolette lacustri che si trovano a soli 3 Km da Granada (Nicaragua)
E' un arcipelago di origine vulcanica, così ci dicono, e sono il prodotto di una esplosione del vulcano Mombacho avvenuta circa venti milioni di anni fa che ha versato i suoi detriti proprio sul lago formando appunto le isolette. Da questo lago osserviamo meravigliati il vulcano Mombacho e la spettacolare e unica isola di Ometepe che ci offre anch'essa i suo due imponenti vulcani Concepción e il Maderas.
Su una di queste isolette, l'isolotto di San Paolo, si erge la fortezza del XIX secolo che fu costruita per proteggere la città di Granada dai costanti attacchi dei pirati. Ci imbattiamo poi nell'isoletta delle scimmie che al nostro arrivo si avvicinano alla nostra barca. Sono docili, ci dicono, ma hanno lo sguardo piuttosto aggressivo, non ci sentiamo troppo al sicuro e tiriamo dritto.
Il simpatico ometto ci dice che molte delle isole sono di proprietà privata dove sono state costruite case per le vacanze, c'è qualche hotel per accontentare i pochi turisti. Osserviamo l'enorme contrasto delle bellissime case di mattoni o di legno e le isolette abitate dalle famiglie indigene dei pescatori mentre incrociamo le semplici barchette condotte da questi umili abitanti.
Il giro dura un'ora e siamo davvero soddisfatti di avere percorso questo tratto di natura ancora lasciato in mano a se stessa. Il silenzio ci ha anche regalato una bella dose di riposo, torniamo a casa soddisfatti.
Trascorriamo una giornata a Masaya. Ora possiamo andarci più spesso visto che siamo a Tipitapa ed è solo a 25 Km. di distanza.
Ogni volta che vengo in Nicaragua un giro al mercato di Masaya mi piace farlo. Mi sento riempire di colore, che nella vita non fa mai male e ci godiamo un bel riposo rituffandoci nuovamente in quel tanto di storia che i vecchi indios ci regalano e come solo Masaya ci sa trasmettere essendo la città per eccellenza madre del folklore e della storia nicaraguense, lasciandoci appunto avvolgere da tutto quel colore e dalla gente che pare abbandonata ad aspettare il passare delle ore. Nessuno stress ed è proprio quello di cui abbiamo tutti bisogno.