Visualizzazione post con etichetta Nicaragua la sua gente. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Nicaragua la sua gente. Mostra tutti i post

sabato 15 dicembre 2018

Nicaragua, piangerò per te ...

Forse qualcuno si chiederà se mi trovo ancora in Nicaragua, rispondo subito che NO, purtroppo No.
Ho lasciato questo paese nel mese di giugno, i disordini interni erano già iniziati dal 18 aprile per poi precipitare disastrosamente. 
Non voglio scrivere di torti o ragioni, questioni politiche o meno... non è questa la sede, perlomeno non sarà in questo blog che sorgeranno post o discussioni su detta questione però  sento in cuore mio che voglio esprimere il mio dolore per aver dovuto  lasciare questo paese, 

è stato semplicemente tristissimo, una ferita al cuore. 

Dopo quasi 6 anni di Nicaragua me ne sono dovuta uscire dal paese con solo 2 valige piene della mia vita trascorsa lì. 
Sì, avrei potuto rimanervi ma per me era diventato troppo pericoloso anche solo il fatto di camminare per strada. 
Non son più giovane e scattante e neppure spavalda, forse incosciente sì ma è giusto pensare anche che fuori dal Nicaragua c'è chi si preoccupa molto per me.
Non mi sono allontanata molto pero, son finita in Costa Rica, in un luogo magnifico al confine con Panama. 
Vi scriverò da lì.... 





Ciao Nicaragua, questa volta sei stata tu a farmi andar via ma coltivo il desiderio di tornare.
Piangerò per te.... 


martedì 22 settembre 2015

Un salto al mercato di Tipitapa




Vi avevo già parlato del mercato di Masaya QUI. La foto sopra è del mercato di Juigalpa, ora vi faccio fare un giretto al mercato di Tipitapa
C'è un po' di disappunto poichè non è saggio "avventurarsi" soli in questi vicoli, qui non ci sono turisti.... manco a cercarli! Solo gente del posto e questo mi affascina ancora di più.
Allora mi scorta qualche amica del posto ma mi vengono imposte regole piuttosto ferree direi ma non posso cambiare la situazione quindi al massimo, ma proprio al massimo, posso estrarre il cellulare per qualche fotografia fugace.
Rapidito rapidito....
Mi è sempre piaciuto gironzolare per i mercati di qui,

mercoledì 9 settembre 2015

Rimane sempre un segno

Vi racconto di un uomo che pur avendo solo quarantacinque anni ne mostra settanta.
Non ci vuole molto a capire che quell'uomo ha vissuto in prima persona gli anni di guerra qui in Nicaragua.
E' un breve racconto il suo mentre non smette di guardare il suolo.
Non incrocia mai altri sguardi, invece è impossibile  distogliere il proprio dal suo viso ancora tanto addolorato,
Lo so bene che ci sono avvenimenti che non riusciamo a collocare nel tempo e neppure nella nostra vita, ma sono lì che ci giudicano sempre.
 Non sappiamo dove parcheggiarli per patire meno.

Lo so bene io... ma fino a che punto lo so se mi confronto a queste vite?

Mi calo nella tragicità delle sue parole che non scrivo perchè non ho la sua voce né il suo pianto soffocato,
troppo troppo forti e strazianti.

Periodico la Prensa - Nicaragua 

Deboli parole le mie per tutti quei pochi giovani che a soli 18 anni ritornavano vecchi e stanchi da quella lunga guerra qui in Nicaragua.

****

Il cielo è cupo, i colori riflettono quel grigio che

lunedì 9 febbraio 2015

El callejón de la muerte

Quando l'ho sentito nominare per la prima volta ho davvero avuto un sussulto ed ho avvertito un senso di paura.
LA PRENSA

El Callejòn de la muerte è un vicolo con un entrata larga a forma di imbuto che va stringendosi fino al punto più stretto che è appunto El callejòn de la muerte

mercoledì 26 novembre 2014

ALTRI 4 MINATORI MORTI IN NICARAGUA


Quattro minatori sono morti in una miniera in Nicaragua. 
Avevano 20, 24, 36 e 42 anni. 
Un altro minatore è stato ricoverato in pessime condizione, rimasto sepolto vivo nel tentativo di aiutare i suoi compagni. 
Tutto è avvenuto lunedì notte nella miniera di Rincón de los García a 183 Km a nordest di Managua. Secondo gli agenti intervenuti i 20 minatori che vi lavoravano operavano illegalmente.
Un fatto simile accadde il 28 agosto quando 29 minatori rimasero sepolti in una galleria di RAAN (Nicaragua), dei 20 minatori ne rimasero sepolti 7. 
Un altro avvenimento sempre al nordest  dove il 20 Settembre perse la vita un altro minatore morto per asfissia.  
Ora..... sto osservando le foto che circolano sul web  nei vari siti locali, per me sono fotografie e video shoccanti ma altrettanto traumatiche sono le notizie susseguitesi in tempi così ravvicinati.

Ne sono sconvolta perchè pare che queste notizie in questi paesi non avranno mai l'impatto che dovrebbero avere sull'opinione pubblica. 
In paesi come questi tragedie simili si susseguiranno senza far troppo rumore. 

carlafamily

  

giovedì 18 settembre 2014

Splende il sole sulle scarpe di "Elton"

Ogni giorno ci ricasco, ogni santo giorno, penso a quella terra, a qui popoli.
Probabilmente questi  ricordi non mi lasceranno mai, il desiderio di tornare è così forte che a volte mi sembra di percepire un certo dolore ma questo lo avevo già detto in un altro post. 
Ogni giorno mi manca quella semplicità, l'alzarsi al mattino senza preoccuparmi di essere all'altezza del paesaggio e della gente che incontrerò in ufficio.
Ogni cosa , ogni persona, ogni situazione si adegua a me e se non è così sono io che semplicemente e con naturalezza mi adeguo a loro e nessuno mi chiede spiegazioni.
Lì la moda non esiste e  non è perchè non la conoscono o non hanno buon gusto, semplicemente è roba da giornali, da gossip, roba da ricchi. 
Lì si assapora ancora la gioia che provavano i nostri nonni quando avevano un vestito nuovo, quell'unico vestito per un'unica stagione, un paio di scarpe comprate un po' più grandi, così.... per la "crescita" diceva la mia nonna.
Ricordo ancora Elton (sì, si scrive così come lo scrivono loro, non facciamo troppo i pistini qui)  un ragazzino di 13 anni, lo vedo come fosse qui davanti a me e mi viene da sorridere al solo pensiero. 
E' un giorno di quelli afosi, caldissimi, non si sa come e dove stare per sopportare il calore, le pagine del libro si appiccicano alle braccia o alla sedia di plastica, le forze hanno deciso di abbandonarci, mentre sono lì accaldata che tento di rilassarmi e seduta sulla mia appiccicaticcia sedia di plastica noto che Elton indossa un paio di scarpe che sono evidentemente più grandi della sua probabile misura, stonano rispetto al suo corpo e questo mi salta subito all'occhio, gli chiedo che numero di piede porta e con tutta la naturalezza del mondo mi risponde: 
- 35..... (sorride meravigliosamente)   però mia mamma mi ha comprato il 38 così per qualche anno posso usarle - e sorride ancora soddisfatto  perchè gli ho dato la possibilità di spiegare la trovata intelligente della mamma, una vera prodezza. 
Mi invade una fortissima tenerezza, l'orgoglio di questo adolescente che m'insegna come la sua mamma economizza e tira avanti la baracca, Elton è felice!
Ma non ha finito di spiegarmi: 

mercoledì 10 settembre 2014

Niños “huelepegas”

Da quelle parti li chiamano "Huelepegas" e si trovano dappertutto a Granada, Managua e Masaya. Sono ragazzini che non vanno a scuola e si aggirano per le strade della città con un vasetto di vetro o una bottiglietta di plastica o un sacchetto dove all'interno c'è colla (quella che usano anche i calzolai) e ci ficcano il naso respirandola profondamente. Passano così le loro ore i loro giorni fino a che il loro cervello, la loro mente non ce la fa più e cadono senza vita al suolo
Quando sono stata a Masaya li ho visti a tutti gli angoli ma soprattutto vicino al mercato.

Barcollano come ubriachi, alcuni sono davvero molto piccoli, si avvicinano guardandoci con quegli occhi semichiusi e pronunciano frasi senza senso.

Perchè fanno questo?
Perchè sono soli, non hanno nessuno, non hanno una casa, non hanno amici veri ed hanno conosciuto solo violenza, abuso e soprusi. Dormono per strada, nel fango, sui cartoni e quando gli sorridi loro tentano di risponderti ma non ce la fanno, sono troppo stanchi hanno solo la forza di chiederti "1 dollar please..." per comprarsi altra colla. Vogliono dimenticare la propria vita.  Basta molto meno di un dollaro per portarli lontano, lontano dalla realtà, possono comprarsene per se e per qualche amico di disgrazie. 
Le loro famiglie sono inesistenti, non ricordano neppure da quanto tempo sono lì. Probabilmente sono le famiglie stesse ad averli buttati in strada.
La colla è di facile reperibilità ed è per questo che viene definita la droga dei poveri. 
Gli effetti sono devastanti in quanto ha lo stesso effetto della dipendenza da alcol, immaginiamoci quindi l'effetto che può avere su di un bambino, un effetto definito ipnotico-sedativo, nausea, vomito, vista doppia, ulcere al naso ed alla bocca, tosse, tachicardie, aritmie,insufficienza renale, pressione bassa o alta, disturbi nel movimento e nell'equilibrio, allucinazioni, panico, confusione mentale,  provano una sensazione di rilassamento e calma,  sono proprio queste le sensazioni che cercano questi giovanissimo: relax e calma dopo chissà quale esperienza ignobile subita.
Il sangue viene raggiunto con molta rapidità dai principi attivi di questa sostanza ma gli effetti durano solo alcuni minuti ecco perchè questi ragazzini sentono la necessità di continuare a sniffare, è  così che subentra la dipendenza e la morte per soffocamento o attacco cardiaco di conseguenza.

Gli si possono dare molti aiuti a questi giovani ma gli strascichi rimangono come cicatrici nella loro mente, nella loro psiche e sul loro proprio corpo.

Clicca su queste FOTO

Nel 1999 è uscito il film che spiega in molti dettagli la vita, le condizioni di questi fanciulli,

Trama: Oliver subisce maltrattamenti nella sua casa e trova rifugio come tanti altri bambini nelle strade violente di Caracas, affrontando criminalità, violenza, corruzione, soprusi di ogni sorta. fame, dolore e lotte.  Sente il desiderio e la nostalgia di quella casa dove è nato e la solitudine lo spinge a far parte di bande legate al traffico di droga e allo sfruttamento  dei bambini di strada.  
Su Youtube si può trovare il film

FICHA TÉCNICA / ARTÍSTICA

DIRECTOR(ES): Elia Schneider
GUIONISTA(S): Nestor Caballero, Elia Schneider, Santiago Tabernero
FOTOGRAFÍA: Oscar Pérez
MÚSICA: Francisco Cabrujas
MONTAJE: José R. Novoa, Jose Alcalde
SONIDO: Jacques Casuto
DIRECTOR ARTÍSTICO: Silvia Inés Vallejo
PRODUCTOR EJECUTIVO: José Ramón Novoa
DURACIÓN: 110 minutos
REPARTO: José Gregorio Rivas, José Solorzano, Alfredo Medina, Pedro Lander, Adolfo Cubas, Néstor Terán, Laureano Olivarez, Ramón Paiva

PREMIOS:
Festival Internacional de Cine de La Habana, Cuba: Premio Glauber Rocha Mejor película; Festival Internacional de Cine de Santa Cruz, Bolivia: Mejor fotografía; Festival Internacional de Cine de Buenos Aires, Argentina: Mejor película, sección Derechos humanos; Festival Internacional de Cine de Gava, Barcelona, España: Mejor fotografía; Festival Internacional de Cine de Nueva York, USA: Mejor película; Festival Internacional de Cine de Vitoria, España: Mejor película.



DEDICATO A LOS niños “huelepegas”





domenica 3 agosto 2014

LA CHURECA, Los Niños del Basurero . Managua Nicaragua

C'è una discarica vicino al lago Nicaragua dove vivono centinaia di famiglie si chiama La Chureca  ed è la città dei rifiuti, una città nel senso che vi abitano dei cittadini, circa 1800.
Se andiamo sulla collina vicino al parco di Managua la vista del tramonto è uno dei più belli in assoluto, la città si estende sotto di noi ed il panorama racconta la sua storia, il terremoto del 1972 che distrusse l'80% della città ha lasciato segni che si vedono tutt'ora nel paesaggio e nell'anima della gente.
Il verde della selva sembra così folto che non ci lascia immaginare che proprio alle porte di questa città ci sia un luogo come la Chureca.
Ho visto ed ho visitato persone che vivevano in case fatte di assi, di fango, di sacco nero, case senza pavimenti, senz'acqua, senza luce, lontani da tutto e da tutti, ma lì nella Chureca c'è qualcosa che non ho mai visto. Una città tra i rifiuti dove i bambini scavano con le loro piccole mani  per trovare qualcosa da mangiare per se e per la propria famiglia, forse troveranno qualcosa da rivendere chissà.
E' il loro lavoro quotidiano, molti non possono andare a scuola poichè sono consapevoli, nonostante la loro giovane età, di essere l'unico sostentamento per la famiglia.
Una città non di sola immondizia ma soprattutto un luogo dove molte famiglie sperano di poter sopravvivere.



Il video che segue è stravolgente ma potrebbe aiutarci a ricordare che dall'altra parte del mondo o dietro casa nostra qualcuno vive dei nostri rifiuti.



Domanda del reporter:
-In questo momento quel'è la cosa che ti piacerebbe di più avere o fare?
Risposta del bimbo dopo secondi di riflessione
-Mi piacerebbe non essere in questo posto ma ci devo stare perchè non abbiamo soldi...
Il reporter rivolge al bimbo una domanda molto semplice, quella che si fa a tutti i  bambini:
-Cosa vuoi fare da grande?
Il bimbo risponde:
-Vorrei entrare nella polizia

-Quando piove - dice un altro ragazzino - qui è orribile, tutto è più puzzolente, muoiono diverse persone


Morte per avvelenamento di ogni tipo di sostanza organica o peggio, rifiuti medici, e tossici, siringhe che non sono la cosa peggiore. Carcasse di animali, l'arie è fetida, l'acqua puzza e il fumo che esce dal suolo ha colori indescrivibili.

Se chiedete ai vostri bambini quale uccello conosce o ha visto nella sua giovane vita, cosa risponderebbe?
Un passero? Un merlo? Un canarino? Un pappagallino? Un piccione? Una colomba?

I bambini della Chureca rispondono: Un Condor.
E' l'unico uccello che vedono nella discarica.






carlafamily


Le foto sono tutte state scattate dai volontari delle varie organizzazioni che operano in Nicaragua (disponibili sul Web)

domenica 29 giugno 2014

NICARAGUA 2013/2014, attimi di fragilità


Troppe persone distratte, sconsiderate,  se scappo forse non si accorgerà nessuno. 

Vorrei per una volta sgattaiolare ma non sarebbe senza rimpianti. 
Mi sento così fragile qui in questo lembo di terra che dovrò come sempre vincere me stessa. 

Non è vero che solo i grattacieli di New York sono enormi, è qui che tutto sembra troppo accentuato,  sono le emozioni che sono gigantesche e io non riesco a raggiungere tutto questo.
Mi sento così indifesa e ogni mia imperfezione mi stritola.
Vorrei far perdere le mie tracce e non dover vedere tutto ciò che molti negano. 
Questo è ciò che mi dice l'istinto. 

Andandomene, a questo punto, butterei alle spalle anche me stessa, quindi ancora non devo arrendermi alle sensazioni ed ai ricordi, nuovamente! 

Non mi riconosco in molti frangenti, 
so di essere diversa, a volte più forte. 

Ora sembra tutto "troppo", ma è comunque, 
come sempre, limpido.

Sono le forti emozioni quelle che mi lasciano in questo stato di torpore e divento tanto fragile di fronte a tanto dolore al punto da prostrarmi io stessa. 
Cosa mi aiuterà a rialzarmi?

NICARAGUA:  LE MIE FOTO
Mi rendo conto che in questo silenzio fatto di miseria basta una musica, un ricordo e ricompare come un sorriso la gioia, mai si dimentica! 

A volte mi perdo e mi domando perchè sono qui, 
in realtà però non lo dimentico mai!


Forti sensazioni abbandonate che mi fanno un certo male e il senso del vuoto  diventa più forte, come se il mio cuore fosse disabitato. 

E' solo un attimo ....
Tutto ritorna, se non in questa realtà almeno col tempo otterrò l'affollamento di risposte ai miei perchè.

Tutte le banalità del mondo ora sembrano ancor più banali, il vero senso delle cose non l'ho perso, l'ho acquistato ancor di più, il Nuovo senso delle cose.  
Non importa se non sarò capita.

Vorrei però poter piangere senza dover arrendermi ai ricordi. 
Ci sono giorni in cui il pianto vorrebbe prevalere ma qualcosa di forte me lo fa soffocare, si può sempre soffocare il dolore? 
Non sempre! Molte volte sì!

Forse è meglio scappare per un po', non troppo lontano, solo dietro a quel muro. 

carlafamily

venerdì 26 aprile 2013

Mi mamà me regalò

MI MAMA' ME REGALO'
Traduzione: LA MIA MAMMA MI HA DATO VIA 

La prima volte che sentii pronunciare questa frase credetti di non avere capito bene e quindi chiesi di ripeterla, così in un straziante pianto mi ripetè: "Mi mamà me regalò...."
Purtroppo oggi so che qui questa frase è molto comune. Oggi so che la miseria, la fame, la povertà e lo strazio confondono a tal punto i sentimenti da renderli miserabili

Il cuore non si frantuma all'improvviso ma lentamente, lentamente, lentamente. Così che non c'è più nemmeno un minuscolo spazio sulla terra dove adagiare il dolore.

Guardai quella donna piangere senza saper cosa dire. Non potevo dirle che comprendevo quel suo dolore poichè così non era. La mia mente non arriva a capire cosa significhi essere regalati, donati a qualcuno.
Però da quando sono qui ho imparato  che devo lasciar parlare queste persone,
ASCOLTARLE!
Vorrei dar loro questa voce.
E'  Luz  che parla tra le lacrime, mi urla in faccia la sua straziante e lacerata vita ed io rimango inerme,

Mi sento così fragile di fronte a tanto dolore che non indietreggio, 
mi lascio coinvolgere da restare senza fiato. 
E' una poesia dolorosa e urlata ma la lascio fare...

"Guardati intorno, lo vedi questo squallore? Si chiama povertà. Quando ero bimba era così, uguale come la vedi ora. Non è il tempo che si è paralizzato, menti sterili ci hanno dimenticato. I miei figli vittime di non so quale colpevole ........ voglio che sappiano leggere o il mondo li renderà vagabondi, una fame dignitosa e non solo meschina come vogliono farmi credere. Conosco la dignità anche se me l'hanno strappata, ma è ben nascosta qui dentro ....... nel cuore. Capisci? Tutti la devono vedere. Io i miei figli non li regalo, sono miei, sono io che voglio dar loro un regalo: il futuro!

 Mi mamá me regalò. Yo tenía sólo cuatro años, todavía me acuerdo el gran dolor, aún hoy no me deja, no hay día sin ese sentimiento. Guardo en mi mente una pregunta, siempre la misma: ¿Por qué?
¿Por qué? ¿Por qué? Todos los días!

Non c'era cibo, non avevamo una casa, la violenza, le ubriachezze degli uomini, il maschilismo che dominava.  Tutto inesorabilmente come ora.
E' bastato solo un gesto, la mano di mia madre che mi spingeva verso quella donna che non conoscevo, non scorgevo un sorriso, nemmeno uno.

Ah, cómo amé a mi madre!
cómo la quería, y ese día me regalò!

Dios mío cuánto dolor que sentí aquel día y desde allí comenzaron los golpes, los insultos, empecé a trabajar duro, yo tenía cuatro años.


Accudivo ai figli della signora che mi aveva 'accolta' nella sua casa.
La più grande aveva la mia età. Simulavo amicizia ma in realtà ero al suo servizio. Quattro anni avevo e mia mamma mi regalò.
Mangiavo in un angolo della casa il cibo che i figli avanzavano, era un lusso per me, mi ripetevo che ero stata fortunata e speravo che anche la mia mamma e i miei fratelli mangiassero almeno un po' di riso o un po' di fagioli, ogni attimo il mio pensiero era per loro.
Imparai a leggere ascoltando la figlia della signora, al punto che l'aiutavo a fare i compiti, però non so leggere bene, vuoi ascoltare?
Non ricordo una festa per me, non me lo ricordo, ricordo le feste della figlia della signora e i sotterfugi della sua adolescenza e le colpe inflitte a me invece che a lei.
Dio come mi picchiava! Quanto mi batteva!
A 14 anni ho avuto il mio primo figlio che ora ha 14 anni pure lui, mio marito lavora lontano e si è portato il ragazzo con se, così posso comprare qualcosa da mangiare per questi miei 3 figli che sono rimasti con me. Ma guardi questa casa, ora ho una casa, povera, poverissima ma piena di dignità e i miei figli sono qui con me e domenica arrivano mio marito e mio figlio. Vorrei solo che ora i miei figli andassero a scuola, voglio andare avanti, solo avanti anche se tutti i giorni mi volto indietro e guardo il mio passato, lo strazio ormai c'è fino alle ossa  ma mi serve per non ripetere gli errori che troppo spesso si fanno in questo mondo."



Ho imparato molto da questa giovanissima donna: 
TACERE, ASCOLTARE E NON GIUDICARE MAI....


carlafamily






lunedì 11 febbraio 2013

11 Febbraio primo giorno di scuola in Nicaragua


Oggi in Nicaragua è il primo giorno di scuola. 
Buon anno scolastico a tutti i giovani e giovanissimi nicaraguensi
*********************************

Non tutti i bambini possono tornare a scuola in Nicaragua






Bambini in una scuola a Managua. I Héctor Estepa
  • Il Nicaragua  soffre di gravi squilibri educativi
  • E 'il paese che investe di meno in materia di istruzione
  • Grande differenza tra l'istruzione pubblica e privata
  • La differenza è maggiore tra educazione urbana e rurale
Oggi ritornano a scuola circa 1.3 milioni di bambini in Nicaragua, purtroppo 500.000 resteranno fuori dal sistema educativo 
Si pensa che il numero potrebbe essere più grande, i bambini che lavorano nelle coltivazioni di caffè entreranno a scuola  fra un mese.
Oltre ai bambini che non vanno a scuola, 500.000 stimati principalmente dalle aree rurali, molti di coloro che si iscrivono non riescono a completare i loro studi: "I genitori sono così poveri che passano la vita in cerca di sostentamento di base e si fanno aiutare dai figli " , ha detto Aurora Guardiano Lacayo, fondatrice del Forum Educare, una società civile per  l'educazione del Nicaragua."....escono dalla scuola  migliaia di analfabeti", dice.
Marie Elena Altamirano (Centro dei diritti umani in Nicaragua) dichiara: "il Nicaragua ha i livelli più bassi di permanenza a scuola, solo il 43,8% dei bambini che entrano in prima elementare arriva al sesto grado, di 100 bambini in età scolare, 20 non sono a scuola," 

Ovviamente, la riduzione del bilancio provoca altri disagi, gli  insegnanti non lavorano nelle migliori condizioni, mancanza di libri di testo e scrivanie.
Sempre  Maria Elena Altamirano denuncia "il Nicaragua è il paese nella zona che investe meno in materia di istruzione,con una media annua di 18 dollari per studente in fase di pre-scuola, 198 scuole primarie e 82 secondarie, mentre altri paesi come il Messico e Costa Rica investono una media di 240 per studente per anno, "

 "l'educazione è la chiave fondamentale  per lo sviluppo di qualsiasi paese. Un popolo senza istruzione non può vedere oltre il suo naso"" Denuncia Altamirano



domenica 27 gennaio 2013

NON ESISTONO!

Per arrivare a casa loro impiegammo circa 30 minuti, ma prima di trovarli ci vollero giorni e fu tutta una casualità.
Stava trasportando acqua.
-Quanti anni hai?
-Quindici!
-Ti posso aiutare? Dammi un secchio!
Silenziosa e accennando a un sorriso me lo porse.
Pensai: E’ pesantissimo, come ce la può fare tutta sola e per un tragitto così lungo?
Fortunatamente la sua baracca non era molto lontana da dove l’avevo incontrata ma a giudicare dal suo ansimare era chiaro che era da molto che era in cammino con quei secchi. Arrivammo finalmente e  appoggiammo i secchi e i bidoncini, mi accorsi che ne aveva già trasportati molti altri, quelli erano gli ultimi.
Mi parve subito troppo piccola per avere 15 anni però pensai che in quelle condizioni e con il pochissimo cibo a disposizione non poteva essere altrimenti. 

C’era una catasta di legna e tronchetti e domandai se quella era la legna che avrebbero usato per cucinare; chiesi chi gliel’avesse procurata, sorpresa dalla mia assurda domanda mi rispose: -IO…
Me la immaginai carica di tronchi con quel piccolo corpicino.
Al lato della baracca spuntò un ragazzino tutto sudato e sporco di polvere bianca diretto all’altro  lato della baracca dove si scorgeva una montagna di grandi pietre. Si sedette a terra e con una mazzetta incominciò a spaccarne una frantumandola in tanti pezzi. Lì accanto c'erano diversi secchi che avrebbe dovuto riempire di pietre frantumate. 

  (http://ilcastdellanostravita.blogspot.com/2012/06/piccoli-schiavi.html)
Domandai a voce alta per via del rumore: -Siete fratello e sorella?
-Sì!  Fu la risposta.
-Quanti anni hai? - chiesi al ragazzino
-Sedici!
-Questo è il tuo lavoro?
Mi fa cenno di sì con la testa.
Anche lui mi sembrò troppo piccolo per avere 16 anni.
Domandai loro se dopo o prima il lavoro frequentassero la scuola, nessuna risposta!

-Vi piacerebbe imparare tante cose?
Incrociarono i loro sguardi e notai i loro occhi colmi di malinconia e nostalgia.
A Bluefield frequentavano una scuola ma arrivati qui per loro ci fu solo lavoro e lavoro duro, durissimo, per guadagnarsi solo un pugno di riso e di fagioli.
Conobbi la loro mamma e altri due piccoli figli, già pronti per iniziare a spaccare pietre come il fratello più grande.
La mamma mi raccontò che a Bluefields vivevano altri figli, non ricordava quanti, perché alcuni li aveva dovuti regalare non potendo procurar loro né cibo né vestiti né una casa. Non conosceva l’età dei suoi figli e neppure i padri dei suoi figli. Almeno così disse.


Queste sono tutte vittime senza difese e senza riferimenti. 

Quel giorno scoprii che quella famiglia faceva parte dell’umanità che NON ESISTE.
Per il mondo tutti loro non esistono, non possiedono un certificato di nascita, non sanno nulla di se stessi, sanno solo che avranno sempre fame, sempre sete, 
gli unici desideri che suscita un corpo abituato a sopravvivere. Saranno, ogni giorno della loro esistenza, vittime dei più bassi comportamenti umani che deriveranno da persone più misere di loro. 

"Qualcuno" aveva insegnato loro che se fossero arrivati i "Greengoo" (come definiscono loro i bianchi) o le associazioni a cercarli avrebbero dovuto scappare e correre... correre.... e ancora correre sulla montagna per non farsi acchiappare.
Temevano di essere portati in un luogo  terribile, peggiore di quello in cui vivevano, temevano che avrebbero dovuto lavorare ancora di più e che li avrebbero divisi.
Quel "qualcuno" aveva fatto credere loro che la vita che stavano conducendo era l’unica vita per loro.
Non sono corsi sulla montagna quando arrivarono i "Greengoo" o le associazioni.  Così si convinsero che la vita poteva offrire molto di più e che non era prerogativa solo di altri, soprattutto sarebbero andati a scuola, che l'istruzione avrebbe potuto essere la loro salvezza per un futuro dignitoso, a quel punto scoprii che il loro sogno era proprio andare a scuola.



Un loro diritto era il loro grande sogno.


Così conobbi i Bimbi che NON ESISTONO. 
Ora però esistono ed hanno una data di nascita: Lui 14 anni (non 16), Lei 12 anni (non 15),  e i fratellini di 8 e 6 anni.

Ora hanno un certificato di nascita, ora esistono e il mondo lo sa.
Quanti ce ne sono ancora da trovare?



giovedì 5 luglio 2012

E loro? Non son solo bei volti!

Tutto ciò che abbiamo in realtà non ci appartiene, è un tutto che appartiene anche ad altri, anche a tutti coloro  che non hanno ciò che gli spetterebbe di diritto, forse noi popoli civilizzati, come amiamo definirci, abbiamo rubato loro tutto, senza saperlo… forse! Ora dovremmo incominciare a restituire qualcosa, dovremmo partire  restituendo loro un po’ di quella dignità che con il nostro consumismo sfrenato abbiamo rubato loro.

Non voltiamo pagina, fermiamoci un attimo e guardiamo, non spaventiamoci di fronte a tanto dolore, nel preciso istante che stiamo leggendo queste righe c’è chi vive orrende realtà. Chiudiamo gli occhi e ascoltiamo il silenzio, c’è chi sottovoce, con un filo di voce, vuole essere considerato un essere umano e non solo qualcosa da dimenticare….

















lunedì 18 giugno 2012

Post dedicato

Ricordate   quando ho invitato i lettori del mio blog ad "ascoltare" il linguaggio dei segni?  Era la storia di come i bambini qui in Nicaragua abbiano inventato la lingua dei segni nicaraguense.
Se non avete letto vi invito a farlo cliccando QUI perché questa parte del Nicaragua è davvero una perla, come moltissime altre del resto.



Vorrei dedicare altri post a questo argomento perchè credo sia importante conoscere alcune persone.
Come vi avevo anticipato qui c’è un gruppo di giovani nicaraguensi che con l'aiuto di una organizzazione un giorno ha deciso di imparare la lingua dei segni nicaraguense per aiutare i sordi del loro paese. Sono ragazzi fantastici con uno spirito di abnegazione formidabile ma soprattutto riescono a regalare un sorriso a queste persone che sono perlopiù messe ai margini in una società tanto povera che non ha il tempo da dedicare a loro.

Il  primo studente del gruppo... timidissimo!
A Managua, la capitale, c’è una scuola specializzata ma purtroppo non tutti hanno la possibilità di frequentarla, grazie a questo gruppo di ragazzi alcuni sordi possono ora finalmente imparare a dialogare e a parlare di ogni tipo di argomento.

Diamo una sbirciatina a questo gruppo che lavora a stretto contatto con noi, giovani che ho conosciuto qui e che dedicano la loro meravigliosa giovinezza ai sordi. 
Sono studenti, figli, amici, che vivono in questo paese difficile da vivere, ancora martoriato dalla scia della guerra civile ma con una forza che ci lascia senza parole. Arrivando qui si ha la chiara sensazione che questo Paese sia  in ginocchio piagato dalla povertà e dalla fame,  nonostante tutto questi ragazzi danno il meglio di se accompagnati dal  loro irresistibile sorriso, cercando di rialzare la loro gente prostrata da tanta sofferenza.
Sarà solo un piccolo gruppo ma, credetemi, è un grande lavoro ridare la dignità ad una persona che per tutta la vita ha vissuto nel silenzio senza la possibilità di esprimere la sua richiesta di aiuto.
Purtroppo la povertà e l’analfabetismo porta a concetti di vita strazianti, vi ho già mostrato le case in cui riversa circa il 75% dei nicaraguensi, ed è in questo contesto che si trova il dramma dentro altri drammi.

Potrebbe essere la storia di una ragazzina di 14 anni sordo muta, analfabeta e, terribile anche solo dirlo, sfruttata da chi come lei è disperato.
In questo strazio c’è l’immensa speranza che con questo gruppo possa imparare a esprimersi e …. chiedere finalmente aiuto! Lo farà perché sta imparando a “parlare” con i segni grazie a questi giovani.
Imparerà a leggere e scrivere, certo! Per ora ha imparato a segnare: giraffa, gatto, cane, cielo, montagna, mare, tu hai la pelle bianca io sono morena.








Credo che questi siano i veri miracoli senza barriere


Per esempio qui vediamo Gladis che a 60 anni ha imparato la lingua dei segni per aiutare questo gruppo di giovani




Qui invece c'è Faber e non si capisce se è più giovane l'alunno o l'insegnate.
Sono fortissimi!
Da sinistra: la prima (Blanca), il quinto (Pedro),dall'ottava all'unidicesima (Belci, Iahoska, Giorleni, Gladis) e i due ragazzi chini (Faber, Maikel) sono quelli che hanno imparato la lingua dei segni per aiutare i giovani qui nella fotografia. Come potete vedere il secondo da sinistra non è più molto giovane ma sta imparando con tanto entusiasmo.
Certo ognuno ha un suo ruolo e sicuramente questo implica un cambiamento delle proprie priorità.

Scoprire che per noi qualcosa è cambiato, noi siamo cambiati, siamo quelli che interiormente siamo sempre stati ignorandoci.

Qui sto imparando questo: Ascoltare con tutti i sensi che non sono solo cinque!



La gente che mi piace

Mi piace la gente che vibra, che non devi continuamente sollecitare e alla quale non c'è bisogno di dire cosa fare perché sa q...