Faccio tante cose e ne progetto ancora. Non sono un genio, sono... maniacalmente normale!
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sabato 8 dicembre 2018
martedì 18 settembre 2018
Pero no hay nada...
....
Pero no hay nada.
No hay peces, ni olas, ni estrellas, ni pájaros.
Señor capitán, ¿adónde vamos?
Lo sabremos más tarde.
cuando hayamos llegado.
Tratto da
CANTO DE GUERRA DE LAS COSAS
Joaquin Pasos (1914-1947)

mercoledì 29 agosto 2018
Creo en tí amigo
Credo in te amico
Se il tuo sorriso è come un raggio di luce
che illumina la mia esistenza..
Credo in te amico
Se i miei occhi brillano di felicità incontrandoci.
Credo in te amico
se condividi le mie lacrime e
sai piangere con quelli che piangono
Credo in te amico quando la tua mano e aperta per dare
e generosamente aiuti
Credo in te amico
quando le tue parole sono sincere
ed esprimono quello che sente il tuo cuore.
Credo in te amico
Quando comprendi le mie debolezze
e mi difendi quando mi calunniano
Credo in te amico
quando mi correggi con amore
Credo in te amico
quando preghi per me
e mi regali buoni esempi
Credo in te amico se la tua amicizia mi porta ad amare di più Dio
e trattare meglio gli altri
********************************
(Lingua originale)
Creo en tí amigo:
Si tu sonrisa es como un rayo de luz
que alegra mi existencia.
Creo en ti amigo:
Si tus ojos brillan de alegría al encontrarnos.
Creo en ti amigo:
Si compartes mis lágrimas y
sabes llorar con los que lloran.
Creo en ti amigo:
Si tu mano está abierta para dar y
tu voluntad es generosa para ayudar.
Creo en ti amigo:
Si tus palabras son sinceras y
expresan lo que siente tu corazón.
Creo en ti amigo:
Si sabes comprender bondadosamente mis debilidades y
me defiendes cuando me calumnian.
Creo en ti amigo:
Si tienes valor para corregirme amablemente.
Creo en ti amigo:
Si sabes orar por mí,
y brindarme buen ejemplo.
Creo en ti amigo:
Si tu amistad me lleva a amar más a Dios
y a tratar mejor a los demás.
Creo en tí amigo:
Si no te avergüenzas de ser mi amigo
en las horas tristes y amargas
autor desconocido
Lee todo en: Poemas de Amistad - Creo en tí Amigo http://www.poemas-del-alma.com/creo-en-ti-amigo.htm#ixzz3l5Ehd0tM
martedì 16 febbraio 2016
Sono andato... (Navajo)
martedì 8 dicembre 2015
giovedì 26 novembre 2015
QUESTE SON LE "FIABE" FIGLIA MIA
![]() |
| Daisy Zamora (Managua- Nicaragua 20 giugno 1950) |
FIABE
(da A cada quién la vida, 1993)
Biancaneve rifiutò di fare la serva ai nani,
e non le permisero di entrare nella casetta.
Cenerentola denunciò per maltrattamenti la sua matrigna.
Senza fucile non entro nel bosco, disse Cappuccetto,
dopo che il lupo la seguì per la prima volta.
(La nonna non ha mai aperto la porta senza prima guardare).
Pelle d’Asino osò denunciare l’incesto di suo padre.
La Sirenetta non morì d’amore. Nemmeno si illuse
che un principe l’avrebbe sposata.
Quando la Bella incontrò la Bestia, lo amò com’era,
senza aspettare qualche tipo di miracolo.
Riccioli d’Oro non provò neppure ad assaggiare la minestra;
gli orsi l’avrebbero divorata all’istante.
La Principessa sul Pisello non accettò di dormire
sopra tanti materassi, e gridò che se dubitavano
del suo lignaggio, andassero tutti all’inferno.
Alice non viaggiò mai nel Paese delle Meraviglie
e la Bella Addormentata si coricò, annoiata,
perché non le permettevano mai di fare quello che voleva.
Queste sono le fiabe, figlia mia.
La vita si incaricherà di raccontartele.
DAISY ZAMORA
Altre letture di questa scrittrice in questo Blog QUI
***************************************************
lunedì 23 febbraio 2015
Ancora poesia internacional
Il 22 febbraio 2015 si è concluso l' XI Festival Internacional Poesia de Granada Nicaragua. Quest'anno in omaggio a Enrique Fernández Morales (1918-1982) poeta e drammaturgo, collezionista e pittore nicaragüense, che sviluppò l'arte e la cultura di questo paese negli anni 40/50/60
Purtroppo quest'anno non ho avuto la gioia di assistervi come ho potuto fare gli scorsi anni e di cui ho scritto QUI ed anche QUI.
Anche quest'anno parteciperanno poeti da tutto il mondo, 110 poeti da 54 paesi di tutti i continenti e il tema sarà ispirato al desiderio di seppellire la "violenza nel tempo e il maltrattamento sulle donne".
SOLO EL AMOR DETIENE LA VIOLENCIA DEL TIEMPO
(Solo l'Amore trattiene la violenza del tempo)
Chiedi di più?
Ti do la musica
Apri la mano e guarda:
Teneramente nella sua agonia
palpita un passero.
Chiedi di più?
Ti do la pittura
Aprimi la camicia e prendi:
tonda, lucente, difficile
una mela d'oro.
Non ti accontenti?
Ti do la poesia
Non s'illumina ancora il tuo cuore?
Allora guarda la mia poesia:
Una goccia di sangue
'Enrique Fernández Morales'
°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
'Enrique Fernández Morales'
°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
Poesia in lingua originale:
¿PIDES MÁS?
Te doy la música.
Desempuña la mano y mira:
Tiernísimo en su agonía,
un gorrión palpitando.
¿Pides más?
Te doy la pintura.
Abreme la camisa y toma:
Redonda, refulgente, inverosímil,
una manzana de oro.
¿No te contentas?
Te doy la poesía.
¿No se ilumina todavía tu corazón?
Entonces, mira mi poema:
Una gota de sangre.
|
mercoledì 11 febbraio 2015
MESSAGGIO URGENTE A MIA MADRE - Daisy Zamora
mercoledì 4 febbraio 2015
Età critica e Gioconda Belli
Infanzia? Adolescenza? Gioventù? Terza età?
A me, oggi, viene in mente MENOPAUSA! Nient'altro! E' una fase NATURALE.
Questa è l'età critica e tutta al femminile, come siamo fortunate!
Moriranno d'invidia i maschietti.
Se è così "naturale" perchè ci coglie impreparate?
Ma la domanda che mi preme più di tutte:
Questo "climaterio" quanto adda durà?
lunedì 1 dicembre 2014
Il poeta Mark Strand
30 Novembre 2014 è morto Mark Strand, premio Pulitzer nel 1999, una delle voci più imponenti della poesia contemporanea
The New York Times Book Review
The New Yorker
lunedì 17 novembre 2014
Quando l'umanesimo era una vera e propria rivoluzione
![]() |
| Autoritratto - Masaccio |
Masaccio, soprannome del pittore Tommaso Cassai di Ser Giovanni di Mone, nato a San Giovanni Valdarno nel 1401 e deceduto a Roma nel 1428
Pochi fronzoli nelle sue opere, li carica di sentimento umano, descrivendo l'etica dell'uomo, modella le figure con la luce.
Sono con la prospettiva del Brunelleschi e la profonda umanità di Donatello che incontrando il genio del Masaccio viene fondato l'umanesimo in pittura quando nell'arte, in quegli anni, faceva riferimento lo stile tardo gotico apprezzata moltissimo dai nobili e dagli ecclesiastici.
Ma lui, il Masaccio, si fa trasportare verso il nuovo stile Rinascimentale, inserendosi subito e bene in questo nuovo rinascimento fiorentino.
Nonostante la sua breve vita riesce a
Ma lui, il Masaccio, si fa trasportare verso il nuovo stile Rinascimentale, inserendosi subito e bene in questo nuovo rinascimento fiorentino.
Nonostante la sua breve vita riesce a
venerdì 24 ottobre 2014
TENERE IL CAPPELLO IN MANO
C'è un proverbio tedesco che afferma:
“Chi tiene il cappello in mano è ben accetto ovunque vada”.
In effetti c'erano culture in cui togliersi il cappello entrando in casa di altri o per salutare qualcuno era una forma di gentilezza, di buone maniere. Gli uomini che lo facevano si guadagnavano a loro volta il rispetto altrui. Il significato di questo proverbio e molto semplice e profondo, dunque, in sostanza si è più pronti a essere cortesi e disponibili verso chi ha buone maniere.
Ci sono gesti che danno più significato alla nostra personalità e molte volte rinforzano il significato delle nostre parole, rafforzano le nostre idee.
lunedì 20 ottobre 2014
Sempre
Sempre questa sensazione di inquietudine
Di attesa d’altro.
Oggi sono le farfalle e domani sarà la
tristezza inspiegabile,
la noia o l’ansia sfrenata
di rassettare questa o quella stanza,
di cucire, andare qua e là a fare commissioni,
e intanto cerco di tappare l’Universo con un dito,
creare la mia felicità con
ingredienti da ricetta di cucina,
succhiandomi le dita di tanto in tanto,
di tanto in tanto sentendo che mai potrò essere sazia,
che sono un barile senza fondo,
sapendo che “non mi adeguerò mai”,
ma cercando assurdamente di adeguarmi
mentre il mio corpo e la mia mente si aprono,
si dilatano come pori infiniti
in cui si annida una donna che avrebbe
voluto essere
uccello, mare, stella,
ventre profondo che dà alla luce Universi
splendenti stelle nove...
e continuo a far scoppiare Palomitas nel cervello,
bianchi bioccoli di cotone,
raffiche di poesie che mi colpiscono
tutto il giorno e
mi fanno desiderare di gonfiarmi come un
pallone per contenere
il Mondo, la Natura, per assorbire tutto e stare
ovunque, vivendo mille e una vita differente...
Ma devo ricordarmi che sono qui e che
Continuerò
ad anelare, ad afferrare frammenti di chiarore,
a cucirmi un vestito di sole,
di luna, il vestito verde color del tempo
con il quale ho sognato di vivere
un giorno su Venere.
martedì 23 settembre 2014
Hermann Hesse - IO TI CHIESI
Io ti chiesi perché i tuoi occhi
si soffermano nei miei
come una casta stella del cielo
in un oscuro flutto.
Mi hai guardato a lungo
come si saggia un bimbo con lo sguardo,
mi hai detto poi, con gentilezza:
ti voglio bene, perché sei tanto triste.
Hermann Hesse
venerdì 29 agosto 2014
Curiosidades del idioma de Inés Izquierdo Miller (Curiosità del linguaggio)
Inés Izquierdo Miller scrive per il quotidiano la Prensa El diario de los Nicaraguenses e mi sembra davvero curioso scoprire le varie etimologie delle parole nel mondo latino. Lei ha sempre amato ripercorrere le parole e le frasi per scoprire le loro origini che molte volte non assomigliano per niente al significato odierno reale.
Ci parla della parola "pedante" che anche in italiano sappiamo molto bene che è un termine che suscita negatività e anche antipatia, lo si usa per rendere sgradita una persona ... dice qualcun'altro
La cosa interessante è che questo termine originariamente significava proprio il contrario, in effetti si definivano pedanti i maestri che davano lezioni a casa dei bambini.
Cosa è successo quindi per attribuire ad un insegnante una connotazione così negativa? La ragione è molto semplice, Vi erano molti insegnanti che si offrivano per questa attività, l'offerta era superiore alla domanda così i genitori richiedevano un test molto severo per poter accedere a tale tipo di insegnamento ed erano molto selettivi. Basti pensare che si richiedeva che un aspirante fosse molto più preparato e disponibile ad apprendere che ad altri. Dovevano superare se stessi e gli altri.
Alla fine la rivalità tra i candidati divenne inevitabile ma questa rivalità faceva sì che il candidato migliore facesse l'impossibile per spiccare rispetto a tutti gli altri.
Ora cerco di immaginarmi i colloqui di lavoro tra maestro privato e genitori così da poter battere il candidato del colloquio precedente, chiaramente dovevano sfoggiare tutto il loro sapere ed anche esagerare per ottenere il posto di lavoro.
Così alla fine si iniziò ad usare la parola 'pedante' per fare riferimento al tipo di persona presuntuosa che fa eccessiva mostra di erudizione, anche se in realtà non ne possiede.
Ecco svelata l'etimologia della parola 'pedante'...
![]() |
| Un pedante è uno stupido adulterato dallo studio |
![]() |
| Uno sciocco si rivela noioso, molto noioso, ma un pedante è insopportabile |
![]() |
| L'istinto è un consigliere leale; mentre la pedanteria è aria irrespirabile che soffoca i buoni sentimenti |
![]() |
| L'intellettuale pedante nasconde la sua ignoranza con la pretenziosità |
![]() |
| Niente è più scorbutico e pedante come i giudizi degli altri uomini |
3 PEDANTI MODERNI
venerdì 8 agosto 2014
Il concetto dell'amore di Hermann Hesse
«Quanto più invecchiavo, quanto più insipide mi parevano le piccole soddisfazioni che la vita mi dava, tanto più chiaramente comprendevo dove andasse cercata la fonte delle gioie della vita. Imparai che essere amati non è niente, mentre amare è tutto, e sempre più mi parve di capire ciò che da valore e piacere alla nostra esistenza non è altro che la nostra capacità di sentire.
«Ovunque scorgessi sulla terra qualcosa che si potesse chiamare “felicità”, consisteva di sensazioni. Il denaro non era niente, il potere non era niente. Si vedevano molti che avevano sia l’uno che l’altro ed erano infelici.
«La bellezza non era niente: si vedevano uomini belli e donne belle che erano infelici nonostante la loro bellezza. Anche la salute non aveva un gran peso; ognuno aveva la salute che si sentiva, c’erano malati pieni di voglia di vivere che fiorivano fino a poco prima della fine e c’erano sani che avvizzivano angosciati per la paura della sofferenza.
«Ma la felicità era ovunque una persona avesse forti sentimenti e vivesse per loro, non li scacciasse, non facesse loro violenza, ma li coltivasse e ne traesse godimento. La bellezza non appagava chi la possedeva, ma chi sapeva amarla e adorarla.
«C’erano moltissimi sentimenti, all’apparenza, ma in fondo erano una cosa sola. Si può dare al sentimento il nome di volontà, o qualsiasi altro. Io lo chiamo amore. La felicità è amore, nient’altro. Felice è chi sa amare. Amore è ogni moto della nostra anima in cui essa senta se stessa e percepisca la propria vita.
«Ma amare e desiderare non sono la stessa cosa. L’amore è desiderio fattosi saggio; l’amore non vuole avere; vuole soltanto amare».
«Ovunque scorgessi sulla terra qualcosa che si potesse chiamare “felicità”, consisteva di sensazioni. Il denaro non era niente, il potere non era niente. Si vedevano molti che avevano sia l’uno che l’altro ed erano infelici.
«La bellezza non era niente: si vedevano uomini belli e donne belle che erano infelici nonostante la loro bellezza. Anche la salute non aveva un gran peso; ognuno aveva la salute che si sentiva, c’erano malati pieni di voglia di vivere che fiorivano fino a poco prima della fine e c’erano sani che avvizzivano angosciati per la paura della sofferenza.
«Ma la felicità era ovunque una persona avesse forti sentimenti e vivesse per loro, non li scacciasse, non facesse loro violenza, ma li coltivasse e ne traesse godimento. La bellezza non appagava chi la possedeva, ma chi sapeva amarla e adorarla.
«C’erano moltissimi sentimenti, all’apparenza, ma in fondo erano una cosa sola. Si può dare al sentimento il nome di volontà, o qualsiasi altro. Io lo chiamo amore. La felicità è amore, nient’altro. Felice è chi sa amare. Amore è ogni moto della nostra anima in cui essa senta se stessa e percepisca la propria vita.
«Ma amare e desiderare non sono la stessa cosa. L’amore è desiderio fattosi saggio; l’amore non vuole avere; vuole soltanto amare».
Hermann Hesse
Dal libro «Sull’amore» (Oscar Mondadori), il suo concetto d’amore
giovedì 7 agosto 2014
Vieni con me - Hermann Hesse
Vieni con me!
Devi affrettarti però
sette lunghe miglia
io faccio ad ogni passo .
Dietro il bosco ed il colle
aspetta il mio cavallo rosso.
Lì crescono alberi blu
con mele d'oro,
là sogniamo sogni d'argento,
che nessun altro può sognare.
Là dormono rari piaceri,
che nessuno finora ha assaggiato,
sotto gli allori baci purpurei.
Vieni con me per boschi e colli
tieniti forte! Afferro le redini,
e tremando il mio cavallo ti rapisce.
![]() |
| Nel 1925 Herman Hesse scrive: "Non è che mi ritenga un pittore, ma dipingere è bellissimo. Dopo, le dita non sono nere come nel caso dello scrivere, ma rosse e blu." |
giovedì 31 luglio 2014
Non mi pento di niente (Gioconda Belli)
Dalla donna che sono,
mi succede, a volte,
di osservare, nelle altre, la donna che potevo essere;
donne garbate, laboriose, buone mogli,
esempio di virtù,
come mia madre avrebbe voluto.
Non so perchè ho trascorso
tutta la vita a ribellarmi a loro.
Odio le loro minacce sul mio corpo
la colpa che le loro vite impeccabili,
per strano maleficio mi ispirano;
mi ribello contro le loro buone azioni,
contro i pianti di nascosto del marito,
del pudore della sua nudità
sotto la stirata e inamidata biancheria intima.
Queste donne, tuttavia, mi guardano
dal fondo dei loro specchi;
alzano un dito accusatore
e, a volte, cedo al loro sguardo di biasimo
e vorrei guadagnarmi il consenso universale,
essere "la brava bambina",
essere la "donna decente",
la Gioconda irreprensibile,
prendere dieci in condotta
dal partito, dallo Stato, dagli amici,
dalla famiglia, dai figli
e da tutti gli esseri
che popolano abbondantemente
questo mondo.
In questa contraddizione inevitabile
tra quel che doveva essere
e quel che è,
ho combattuto numerose battaglie mortali,
battaglie a morsi, loro contro di me
- loro contro di me che sono me stessa -
con la psiche dolorante, scarmigliata,
trasgredendo progetti ancestrali,
lacero le donne che vivono in me
che, fin dall'infanzia, mi guardano torvo
perchè non riesco nello stampo perfetto dei loro sogni,
perchè oso essere quella folle, inattendibile, tenera e vulnerabile
che si innamora come una triste puttana
di cause giuste,
di uomini belli
e di parole giocose
Perchè, adulta, ho osato vivere l'infanzia proibita
e ho fatto l'amore sulle scrivanie nelle ore d'ufficio,
ho rotto vincoli inviolabili
e ho osato godere
del corpo sano e sinuoso
di cui i geni di tutti i miei avi mi hanno dotata.
Non incolpo nessuno. Anzi li ringrazio dei doni.
Non mi pento di niente, come disse Edith Piaf:
ma nei pozzi scuri in cui sprofondo al mattino,
appena apro gli occhi,
sento le lacrime che premono,
nonostante la felicità che ho finalmente conquistato,
rompendo cappe e strati di roccia terziaria e quaternaria,
vedo le altre donne che sono in me,
sedute nel vestibolo
che mi guardano con occhi dolenti e mi sento in colpa per la mia felicità.
Assurde brave bambine mi circondano e danzano musiche infantili
contro di me;
contro questa donna fatta, piena,
la donna dal seno sodo
e i fianchi larghi,
che, per mia madre e contro di lei, mi piace essere.
**********************************
Originale
No me arrepiento de nada
Gioconda Belli
Desde la mujer que soy,
a veces me da por contemplar
aquellas que pude haber sido;
las mujeres primorosas,
hacendosas, buenas esposas,
dechado de virtudes,
que deseara mi madre.
No sé por qué
la vida entera he pasado
rebelándome contra ellas.
Odio sus amenazas en mi cuerpo.
La culpa que sus vidas impecables,
por extraño maleficio,
me inspiran.
Reniego de sus buenos oficios;
de los llantos a escondidas del esposo,
del pudor de su desnudez
bajo la planchada y almidonada ropa interior.
Estas mujeres, sin embargo, me miran desde el interior de los espejos,
levantan su dedo acusador
y, a veces, cedo a sus miradas de reproche
y quiero ganarme la aceptación universal,
ser la Gioconda irreprochable.
Sacarme diez en conducta
con el partido, el estado, las amistades,
mi familia, mis hijos y todos los demás seres
que abundantes pueblan este mundo nuestro.
En esta contradicción inevitable
entre lo que debió haber sido y lo que es, he librado numerosas batallas mortales,
batallas a mordiscos de ellas contra mí
-ellas habitando en mí queriendo ser yo misma-
transgrediendo maternos mandamientos,
desgarro adolorida y a trompicones
a las mujeres internas
que, desde la infancia, me retuercen los ojos
porque no quepo en el molde perfecto de sus sueños,
porque me atrevo a ser esta loca, falible, tierna y vulnerable,
que se enamora como alma en pena
de causas justas, hombres hermosos,
y palabras juguetonas.
Porque, de adulta, me atreví a vivir la niñez vedada,
y rompí lazos inviolables
y me atreví a gozar
el cuerpo sano y sinuoso
con que los genes de todos mis ancestros
me dotaron.
No culpo a nadie. Más bien les agradezco los dones.
No me arrepiento de nada, como dijo la Edith Piaf.
Pero en los pozos oscuros en que me hundo,
cuando, en las mañanas, no más abrir los ojos,
siento las lágrimas pujando;
veo a esas otras mujeres esperando en el vestíbulo,
blandiendo condenas contra mi felicidad.
Impertérritas "niñas buenas" me circundan
y danzan sus canciones infantiles contra mí
contra esta mujer
hecha y derecha,
plena.
Esta mujer de pechos en pecho
y caderas anchas
que, por mi madre y contra ella,
me gusta ser.
Gioconda Belli
a veces me da por contemplar
aquellas que pude haber sido;
las mujeres primorosas,
hacendosas, buenas esposas,
dechado de virtudes,
que deseara mi madre.
No sé por qué
la vida entera he pasado
rebelándome contra ellas.
Odio sus amenazas en mi cuerpo.
La culpa que sus vidas impecables,
por extraño maleficio,
me inspiran.
Reniego de sus buenos oficios;
de los llantos a escondidas del esposo,
del pudor de su desnudez
bajo la planchada y almidonada ropa interior.
Estas mujeres, sin embargo, me miran desde el interior de los espejos,
levantan su dedo acusador
y, a veces, cedo a sus miradas de reproche
y quiero ganarme la aceptación universal,
ser la Gioconda irreprochable.
Sacarme diez en conducta
mi familia, mis hijos y todos los demás seres
que abundantes pueblan este mundo nuestro.
En esta contradicción inevitable
entre lo que debió haber sido y lo que es, he librado numerosas batallas mortales,
batallas a mordiscos de ellas contra mí
-ellas habitando en mí queriendo ser yo misma-
transgrediendo maternos mandamientos,
desgarro adolorida y a trompicones
a las mujeres internas
que, desde la infancia, me retuercen los ojos
porque no quepo en el molde perfecto de sus sueños,
porque me atrevo a ser esta loca, falible, tierna y vulnerable,
que se enamora como alma en pena
de causas justas, hombres hermosos,
y palabras juguetonas.
Porque, de adulta, me atreví a vivir la niñez vedada,
y rompí lazos inviolables
y me atreví a gozar
el cuerpo sano y sinuoso
con que los genes de todos mis ancestros
me dotaron.
No culpo a nadie. Más bien les agradezco los dones.
No me arrepiento de nada, como dijo la Edith Piaf.
Pero en los pozos oscuros en que me hundo,
cuando, en las mañanas, no más abrir los ojos,
siento las lágrimas pujando;
veo a esas otras mujeres esperando en el vestíbulo,
blandiendo condenas contra mi felicidad.
Impertérritas "niñas buenas" me circundan
y danzan sus canciones infantiles contra mí
contra esta mujer
hecha y derecha,
plena.
Esta mujer de pechos en pecho
y caderas anchas
que, por mi madre y contra ella,
me gusta ser.
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